Brief account of our experience at the Lake Studio in Berlin.

Arrivare un pomeriggio di sole al Lake Studio è stato emozionante: le stanze luminosissime, il giardino dove farsi una tisana o bere una birra mentre si discute di progetti passati e futuri, gli altri artisti internazionali in residenza sempre pronti a fermarsi per fare un discorso in più, tutto ha contribuito da subito a farmi sentire immersa in un ambiente creativamente stimolante.

Lavorare in un contesto così aperto alle mie proposte è stato facile: fin da subito con Lysandre c’è stata una grande intesa, sia nell’esporre che nell’analizzare le idee per farle fruttare al meglio, senza paura del confronto. Siamo riuscite nell’intento di progettare venti minuti di performance, arricchendoci con le nostre due diverse e spesso speculari formazioni artistiche: per me entrare in contatto col mio corpo in movimento è stata un’esperienza meravigliosa, almeno quanto cantare insieme a lei o spiegarle le strutture nascoste dietro le note che suonavo.

Non avrei potuto avere un’esperienza migliore, mi sono sentita accolta e valorizzata, ho avuto la possibilità di entrare in contatto con esperienze a me distanti, come quella della danza e dello yoga, e nel mentre ho potuto portare avanti la mia professionalità in un ambito a me più familiare come quello del deep listening e dell’improvvisazione radicale, da cui è nata, con Michael Reiley. McDermott, una bellissima idea di performance musicale.

Getting a sunny afternoon at the Lake Studio was exciting: the very bright rooms, the garden where you can get a herbal tea or have a beer while discussing past and future projects, the other international artists in residence always ready to stop for a speech in plus, everything immediately contributed to making me feel immersed in a creatively stimulating environment.

Working in a context so open to my proposals was easy: right from the start with Lysandre there was a great understanding, both in exposing and in analyzing ideas to make them pay off at best, without fear of confrontation. We succeeded in designing twenty minutes of performance, enriching ourselves with our two different and often specular artistic formations: for me, getting in touch with my body in motion was a wonderful experience, at least as much as singing with her or explaining her structures hidden behind the notes I played.

I could not have had a better experience, I felt welcomed and valued, I had the opportunity to get in touch with experiences that were distant from me, such as dance and yoga, and while I was able to continue my professionalism in a I am most familiar with that of deep listening and radical improvisation, from which she was born, with Michael Reiley. McDermott, a beautiful idea of ​​musical performance.

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